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Videostoria integrale

Storia di Marcel e della sua Mamma Lilli.


ALLONTANAMENTO MINORI









Articolo 14.10.2012

Papà pedofilo,
Mamma "complice".









Video Convegno

Convegno Ancona
14 Aprile 2012

Emergenza Sociale!
Famiglie e Bambini in pericolo.
Ingiustizia Minorile.


Video intervento con presentazione storia ed illustrazione documenti.










Convegno Nazionale
Roma 30 Novembre 2011

Sottrazione coatta dei Minori alle Famiglie.

Servizio ed articolo Ostia TV









La Mamma di Marcel

trattata come una criminale, condannata in quello che sembra un inaccettabile susseguirsi di scandalose incompetenze, atti insensati, annotazioni scorrette, relazioni folli, sentenze che lasciano estrefatti per l'assoluta illogicità delle loro conclusioni.




 

Italiano - Italian


M A R C E L

Video storia documentata
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M A R C E L

In breve

La storia di Marcel e della sua Mamma è assimilabile, per le procedure utilizzate, le modalità con le quali si è realizzata e, non in ultimo, i suoi partecipanti giudiziari, già ripetutamente noti alle cronache per i loro scandalosi ed eclatanti errori nei quali continuano continuamente a perseverare oramai da decenni, alle maggiori agghiaccianti storie di creazione di falsi abusi e sequestri di stato che si sono succedute nel nostro Paese e, nonostante salite alle ribalta delle cronache per l’assurdità delle procedure seguite e le conseguenti incomprensibili conclusioni giudiziarie, come anche in molti casi per i loro esiti tragici, sono state spudoratamente ignorate e minimizzate dalla nostra Giustizia e dai vari esponenti di Governo che vi si sono via via imbattuti.
I bambini, si sa, sono tutti belli.. Marcel, però, è un bambino estremamente bello, che, all’età di 7 anni, è stato strappato dalla sua Mamma con modalità disumane e brutali dalle nostre forze dell’ordine, in un blitz degno di un terrorista.
Il papà di Marcel è reo confesso dei suoi atti di pedofilia, carezze e parrebbe tentativi di masturbazione, nei confronti di amichette e compagne del proprio figlio; non ha mai molestato bambini maschi, ha sempre negato molestie al proprio figlio, ed escluso la partecipazione di alcuno ai propri comportamenti abusanti ed alle proprie inclinazioni, che si preoccupava di nascondere con grande abilità.
Ciò nonostante, la nostra implacabile Giustizia ha deciso che Marcel fosse un bambino abusato anche lui, ed ha provveduto ad adoperarsi in ogni modo e con ogni mezzo nel tentativo di dimostrare questa propria convinzione; come anche in quella che la Mamma di Marcel non potesse essere verosimilmente estranea alla condotta del marito.
In assenza di prove che la potessero coinvolgere e nonostante le testimonianze che ne escludevano il coinvolgimento, proprio questa è stata l’accusa nei suoi confronti; non dunque perché oggettivamente colpevole, ma perché, a detta della nostra Giustizia, è inverosimile che sia innocente!
Questo è stato sufficiente, dopo anni caratterizzati dal susseguirsi di indagini sommarie, scandalose incompetenze, annotazioni scorrette, atti insensati, perizie e relazioni oltre i limiti della follia, sentenze che lasciano estrefatti per l’assurda illogicità delle loro conclusioni, per strappare per sempre il Bambino dalla sua Mamma, e rendere definitiva la lacerazione dei loro rapporti, rinchiudendo la Mamma in stato di carcerazione con una condanna pesante ed infamante, dopo averla perseguita per anni con un accanimento selvaggio, istigandola al suicidio (fine tristemente, purtroppo, raggiunta da molti dei suoi predecessori, con accuse e persecutori uguali, rivelatisi innocenti quando era ormai troppo tardi), dal quale si è salvata, probabilmente, solo grazie alla speranza di potere un giorno riabbracciare il suo Bambino; destinato ormai, senza alcuna possibilità di contraddittorio, in quanto il nostro ordinamento in questi casi non lo consente, a disperarsi nel suo stato di abbandono, inesistente ed abilmente manipolato, e del quale in realtà non conosce le cause; destinato ormai, come la sua Mamma ad essere condannato anche lui al triste destino riservato dal nostro Paese alle vittime dei sequestri di stato; genitori spezzati, bambini straziati, figli orfani di genitori viventi!

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Inglese - English


M A R C E L
 
The story of Marcel and his mother is similar to many other stories about false abuse accuses and  kidnapping by local authorities  that have already happened in Italy and still continue to happen despite being widely covered by the press and which have outraged the public for the absurd and questionable procedures followed by the justice system which, in some cases, have lead to a tragic ending. 

Children are beautiful. Marcel though is an extremely beautiful child who, at the tender age of 7, has been inhumanly and brutally taken away from his mother by the police.
Marcel`s father pleaded guilty to pedophile charges against his son`s little schoolmates and friends. He has declared that he has never showed interest towards boys and has never abused his son. 

Nevertheless the italian justice system ruled that Marcel as well was abused and everything was done to demonstrate and prove this fact. It was as well been ruled that Marcel`s mother could not be unaware of her husband`s conduct and even though there are no evidences of her being an accomplice and despite all the testimonials on her favor, she was found guilty because it is unthinkable that she could be innocent.

And so,  years of hasty investigations, outrageous incompetence, wrong annotations, records that don`t make sense, examinations and reports that go beyond madness, and ruling that are absurd and illogical have taken away the child from his mother forever and after being cruelly persecuted for many years and driven to the verge of suicide, she has finally being condemned to prison. She has not surrender to suicide only because she still has hope that one day of she will be able to hold her child in her arms once again.
The child has been manipulated and is unaware of the reasons why he has been abandoned  and like his mother he is now condemned to be a victim of the italian state allowed kidnapping which leave these children orphans of their still living parents.



- Dossier -

Storia degli avvenimenti di Marcel e della sua Mamma Lilly

PREMESSA

“Potrei scrivere il verbale prima ancora di aver sentito l’imputato!” (noto magistrato milanese).

Deve essere proprio questo ciò che viene fatto, del resto potremmo farlo tutti, no? E magari anche condannarlo l’imputato del verbale, basta un po’ di fantasia e tanto, tanto, ma tanto potere!


ANTEFATTO

Tutto comincia il 2 Ottobre del 2007, quando la mamma di una compagna di scuola di Marcel si presenta presso un vicino commissariato a presentare una denuncia indicando che la sua figlioletta è stata toccata dal papà di Marcel in mentre i bambini si trovavano a giocare insieme nella cameretta del piccolo Marcel.

Scattano le indagini, i coniugi vengono intercettati telefonicamente, la Mamma di Marcel viene invitata con una scusa in caserma, dove viene trattata malissimo, già come una criminale, ed all’uscita infatti si preoccupa di cercare un avvocato; all’interno della caserma le vengono sottratte le chiavi della abitazione e vengono predisposte delle copie, successivamente verranno installate nell’abitazione delle trasmittenti, viene effettuata effrazione nel loro camper e vengono installate anche lì delle trasmittenti; nella scuola dei Bambini vengono effettuate delle intercettazioni ambientali alle quali partecipano degli addetti che sembrano avere però l’unico scopo di volere estorcere a Marcel una sorta di “confessione” sull’essere stato abusato.

Spiegare come è molto complesso, può essere sifficiente, comunque, precisare che, dopo giorni di intercettazioni, nell’ultima ora dell’ultimo giorno, la sua compagna, la cui mamma è stata invasivamente coinvolta nelle indagini, dopo ore di rosicchiamento di unghia non sfuggito neanche all’operatore che ha eseguito la analisi delle intercettazioni, improvvisamente esordisce raccontando un episodio che il Bambino “NON NEGA”; dunque non acconsente, ma bensì, “NON NEGA”, firmando inevitabilmente ed inconsapevolmente la sua condanna!

Questo avvenimento è fondamentale in quanto, dai mesi di intercettazioni non è scaturito nulla ed il tempo concesso per le intercettazioni potrebbe volgere al termine.

Nel frattempo il papà Marcel ha perso una chiavetta USB, contenente materiale pedopornografico, facendo rifornimento in un distributore di benzina; ne rientra in possesso in breve, ma nel dubbio distrugge la chiavetta.

Anche questo avvenimento è fondamentale in quanto, il marito, in realtà ha confessato esclusivamente perché convinto di essere stato scoperto a causa della chiavetta smarrita; benché convinti di essere dei grandi investigatori, gli inquirenti non hanno in mano nulla per accusarlo, e sono solo stati aiutati dalla fortuna di questa sua convinzione.

La mattina del 22 Gennaio 2008 la Mamma di Marcel accompagna il piccolo Bambino al pulmino che lo accompagnerà a scuola, si salutano.. è l’ultima volta che riusciranno a farlo, da quel giorno non si vedranno mai più!

In seguito alle intercettazioni scolastiche scatta il blitz: il papà di Marcel viene prelevato al lavoro, la Mamma viene attesa a scuola, ed accompagnata in una aula dove è catturata da due agenti, il Bambino è ormai già nelle mani degli inquirenti, vengono caricati su due pattuglie diverse e portati in caserma, a questo punto, con queste modalità, sembra già vedersi realizzare l’inizio di un sequestro in piena regola


IL SEQUESTRO

E’ il 22 Gennaio 2008, ironia della sorte, su alcuni giornali risalta la notizia della condanna per i fatti dell’asilo Bovetti di La Loggia; sono le 16 e 30 di un Martedì, e Lilly, mamma di Marcel, aspetta, davanti la Scuola Elementare Matteotti di Alpignano, l’uscita del piccolo figlio di 7 anni, per accompagnarlo al suo corso di basket; fuori della scuola ci sono due pattuglie di polizia.

Lilly viene accompagnata in un aula dove è attesa da due poliziotti, senza nessuna spiegazione viene caricata su una delle pattuglie, sull’altra viene caricato il figlio, in compagnia di due maestre; a questo punto, con queste modalità, sembra già vedersi realizzare l’inizio di un sequestro in piena regola.

Durante il tragitto, solo domande sul marito che continuano in caserma, in un'altra stanza c’è il marito, Marcel è poco distante con un videogioco; alla Mamma, viene impedito di chiamare un avvocato in quanto “non indagata”; le domande incalzano, la Mamma comincia ad agitarsi, è frastornata, non capisce cosa stia succedendo a Lei ed al suo bambino, continua così per 7 lunghissime ore fino alla terribile notizia: “suo marito ha confessato, ora le portiamo via suo figlio!”; un urlo, un pianto disperato, il bambino ha assistito a tutto, è ormai in un lago di lacrime; dopo pochi minuti la Lilly si ritrova sola sulle scale della caserma, non riesce a smettere di piangere, viene riaccompagnata a casa senza permetterle di parlare al bambino, ma con la promessa che lo avrebbe riavuto in 48 ore, il perché, nessuno lo sa. Dopo due ore, viene accompagnato a casa anche il marito.

Passano i giorni, del bambino nessuna traccia, il sequestro è in pieno svolgimento; in questa fase, nella quale la Mamma non è neanche indagata, trattenere il bambino dovrebbe essere un abuso a tutti gli effetti, non pare trovarsi in stato di abbandono, non sembra correre alcun pericolo.

 I coniugi litigano spesso, in più occasioni, la Lilly, intima al marito di andare via di casa, senza ottenere nessun risultato; la casa è piena di microspie, i telefoni sono stati intercettati; il marito, ha addirittura trovato una delle trasmittenti sul loro camper, ed ha sporto denuncia in seguito alle insistenze della Lilly; tutto registrato, eppure, dagli atti, emergerebbe che la Mamma “non considerasse lasciare il marito neanche per salvaguardare l’integrità del figlio”;[1] questo, inoltre, senza preoccuparsi che la stessa fosse almeno informata di ipotesi di molestie al proprio Bambino.

Dalle intercettazioni, pare emergere chiaramente la estraneità ai fatti della Mamma,[2] che non viene considerata con la giustificazione che la Mamma “negasse più a sé stessa che agli altri di sapere..[3]

Ma quella che sembra una fantasticheria impalpabile, diventa accusa concreta.

A queste condizioni mi pare riesca inoltre faticoso concepire, se così fosse, quale colpa dolosa Le si potrebbe addebitare, e per quale motivo, la Mamma, sarebbe stata tenuta all’oscuro delle presunte molestie al proprio Bambino.

Ulteriormente incomprensibile, ancora, quale sia l’utilità delle intercettazioni se, chi le richiede, possa poi non considerarne i risultati.


IL BLITZ

Trascorrono quasi due settimane, stavolta è Domenica e non è un caso; i coniugi sono invitati in caserma, salgono in macchina, escono sulla strada, vengono fermati da una pattuglia in borghese che taglia loro la strada, il marito viene arrestato, “e inutile che chiami un avvocato signora, oggi è domenica, se anche lo trovasse le costerebbe parecchio”; una realtà ineluttabile, che confermerebbe però la volontà nell’impedire, anche alla Mamma, possibilità alcuna di difesa. Il marito ha un malore, accorre un ambulanza, la Lilly, si trova ancora una volta sola, sente che cercano di spaventarla ma è già terrorizzata, intanto gli ambienti in disponibilità dei genitori vengono perquisiti.

Da evidenziare la assoluta evidente inutilità di tale “blitz”, tranne che nel volere presumibilmente creare disagio, stante che i genitori si stavano recando tranquillamente in caserma, ed è dunque intuibile che, altrettanto tranquillamente, e semplicemente bussando, avrebbero potuto ricevere le forze dell’ordine nella loro abitazione.

(Articoli ed informazione 1)

I giornali del 08 febbraio 2008 già riportavano allusioni alla Mamma di Marcel, viene riportato che la donna avrebbe assecondato il marito, si parla di foto di bambine nude, che sarebbero state viste anche dalla Mamma; si parla del fatto che il marito le avrebbe parlato, a Lei come ad altri tra cui una parente psicologa, dei suoi problemi;[4] non è riportato però, come gli inquirenti dovrebbero sapere benissimo, che gli avvenimenti risalirebbero a circa quindici anni prima, che è abitudine dei soggetti accusati di questo tipo di reati, coinvolgere altri soggetti in modo da alleggerire le proprie colpe, che, infatti, degli amici e psicologi non vi è alcuna traccia, che, stranamente, queste considerazioni sembrano non avere, invece, luogo nei confronti della mamma; tali osservazioni sono state riportate anche direttamente dalla Mamma;[5] pare che nessuno ne abbia mai tenuto conto.


LE INDAGINI

I giorni continuano a passare, viene presentata una istanza per potere vedere il Bambino, un’altra per una udienza dal magistrato, la Mamma continua giornalmente a chiedere del Figlio, si reca in commissariato, porta letterine e regali, chiede  aiuto, ottenendo in cambio un colloquio con una psicologa, che però viene mandata dal magistrato, sembra prevenuta sin dall’inizio, ed inizia una sorta di interrogatorio nei confronti della Lilly, che, dopo averle chiesto più volte se fosse una mamma, senza ottenere risposta, capisce di essere finita in una trappola e scappa via; nel frattempo i giornali già parlavano di “donna che assecondava il marito e conosceva la sua perversione”, pubblicando informazioni in parte prive di riscontro, e del tutto ignorate dalla Lilly nella loro totalità, e facendo così in modo, pare seguendo un protocollo voluto e consolidato, che la Mamma venisse progressivamente allontanata dai suoi rapporti sociali, e si ritrovasse sempre più sola.

Trascorrono quasi due mesi, ed intanto mancano appena due giorni al 27 febbraio, data dell’agognato incontro tra Mamma e Bambino fissato dall’assistente sociale, che peraltro in seguito produrrà una buona relazione nei confronti della Mamma, pare mostrarsi in contrasto con le decisioni intraprese, e verrà successivamente destituita dall’incarico; arriva una comunicazione dell’ufficiale giudiziario: viene tolta alla Mamma la patria potestà! nessun incontro con il bambino, un collasso, ambulanza, ospedale.

A questo punto è di obbligo precisare che:

-in data 06 febbraio 2008, veniva prodotta osservazione del Tribunale dei Minori, nella quale si denuncia "l'incapacità della Mamma di tutelare il Bambino, atteso che il padre non adottava alcuna cautela nel gestire i suoi comportamenti nell'ambito familiare";

-in data 20 Febbraio 2008, veniva prodotta ulteriore osservazione, nella quale si rilevava l'opportunità di interrompere gli incontri (peraltro MAI avvenuti) tra Mamma e Bambino, in quanto, sarebbe emersa la non estraneità della Mamma alla condotta del marito, attestata dall'esistenza di un video nel quale, i genitori del Bambino, compierebbero atti sessuali alla presenza di due bambine, ed entrerebbero, successivamente, in intimità con loro; si presenta inoltre come dall'audizione di una minore, C.M. del 15 febbraio 2008, sarebbe emerso che la Lilly assistesse agli atti sessuali perpetrati dal marito nei confronti del Figlio; si parla inoltre dell'offerta, a suo dire insistente, di una camomilla, particolare che potrebbe sembrare apparentemente irrilevante, ma non per gli inquirenti, e che verrà approfondito in seguito.

Nella realtà, ed aggiungo indiscutibilmente, esiste effettivamente un video, nel quale si vede il marito che prova, e riesce a toccare alla sprovvista il seno della moglie, ma anche che la stessa reclama e si ricompone, ma soprattutto, sembra non vi si riesca a trovare alcuna traccia di manifestazioni di intimità tra i presenti; le bambine inoltre, che all'epoca erano già grandicelle ed ora sono più che adulte e consapevoli, hanno ribadito di non avere mai subito nessun tipo di molestia nei loro confronti, nonostante una delle due frequentasse assiduamente l'abitazione dei coniugi;[6] riguardo, invece, l'audizione della minore, che è d'obbligo precisare abbia subito due audizioni non protette, una delle quali senza neanche la presenza dei genitori, la stessa afferma effettivamente che il marito avesse accarezzato il Bambino, ma precisa con indosso i pantaloni, senza, dunque, che si riesca a capire come abbia potuto vedere cosa facesse, non si parla inoltre, in alcun modo, di atti sessuali,[7] insistendo sul protrarsi di "solletico"; né si specifica che il bambino, all’epoca dei fatti, avesse più o meno tre anni e portasse ancora il pannolino; viene inoltre omesso come, la minore, aggiunga che, il marito, si preoccupasse di precisare di non parlare dei suoi giochi perversi alla Mamma, intendendo così tenere all’oscuro la Moglie;[8] in una terza audizione, stavolta finalmente protetta, la minore conferma la preoccupazione del marito nel raccomandarsi di non parlare con la Mamma dei giochi intrapresi;[9] inoltre, nella vicenda della camomilla già accennata, precisa esattamente come fosse stato solo il marito ad insistere7 perché ne bevesse un po’ anche lei; tale evento è da segnalare specificatamente in quanto l’accusa lo giudica addirittura “inquietante”!

Si ritiene opportuno, inoltre, indicare come la bambina precisi di avere avuto ben tre incontri non protetti con gli operatori,[10] mentre agli atti sembrano risultare solamente due audizioni; di una di queste, dunque, pare non vi sia traccia.

(Articoli ed informazione 2)

I giornali del 4 Marzo 2008 riportano “Papà pedofilo, la moglie era diventata complice”, parlano di “madre indegna” ed “inadeguata a svolgere il suo ruolo”, come già a prevedere gli esiti delle perizie che verranno eseguite in futuro; si parla dell’offerta insistente di una camomilla, per fare addormentare una bambina che in seguito verrà molestata dal marito, supposizione che, soprattutto  nei confronti della Mamma, pare quantomeno pretestuosa, e, come già indicato, successivamente ufficialmente anche smentita dalla bambina stessa; si parla ancora di un video, con presenza di bambine nude, assolutamente ed indiscutibilmente non riscontrata;[11] e di bambine a cui era “toccato” riprendere le effusioni dei coniugi; anche questa eventualità è assolutamente non riscontrata, ed assolutamente smentita dalle stesse presunte vittime.[12] Continua così, l’opera di demonizzazione della Mamma, che fornisce agli inquirenti informazioni per potere contattare le bambine del video; ciò nonostante, gli inquirenti sembrano negare ogni gesto di collaborazione della Mamma, ed anzi, pare ipotizzino di tentativo di inquinamento delle prove,[13] per aver cercato il recapito delle stesse, ed averlo comunicato agli inquirenti.

Nei giorni che seguono, Lilly continua a recarsi in commissariato per portare messaggi e regalini per il Figlio, ed una volta, viene raggiunta al lavoro da una delle agenti, che si sono offerte di venire a prelevare letterina e regalo; in tutte le occasioni, sembra venire regolarmente tentato di porre alla Mamma domande probabilmente inopportune, tanto che, a sua sensazione, gli e le agenti, di volta in volta, fidandosi altrettanto probabilmente poco della giustizia che rappresentano, sembrano ritirarsi sempre, in presenza di testimoni.

La Mamma, si presenta una ultima volta in commissariato intorno al 23 Aprile, quando, chi la riceve, pare si preoccupi esclusivamente di informarla che “non deve scrivere nessun messaggio al Bambino, tanto non vengono consegnati”; ancora una volta, la Mamma, si trova a sentirsi sola, ed indubbiamente ingannata ed inerme, e scoppia in lacrime sulle scale del commissariato, ora consapevole di come, gli operatori delle forze dell’ordine, abbiano sinora giocato con il suo dolore di Mamma.

Il 25 Aprile, giorno della Liberazione ma non per il Bambino, le indagini si concludono.


LA TRAPPOLA

Poco più di un mese dopo, vengono richiesti gli arresti della Mamma e, davanti al Tribunale della Libertà, si evidenziano le prime stranezze: mancano infatti le deposizioni delle bambine che smentiscono gli abusi e, pare che, allontanato con una scusa l’avvocato della Mamma, che si ritrova ancora una volta sola, il PM abbia intimato alla Mamma, durante una deposizione, che se non avesse dichiarato di essere a conoscenza degli abusi subiti dal Figlio, non lo avrebbe mai più rivisto: “io voglio il bene solo di mio figlio, io amo mio figlio”, interrompendosi poi al rientro dell’avvocato; successivamente, lo stesso PM avrebbe detto che era sua intenzione inviare il relativo verbale al tribunale dei minori, pare facendo percepire alla Mamma, come se tale operazione potesse andare a beneficio per gli incontri tra Mamma e Bambino.

Alla Mamma viene imposto di allontanarsi dalla sua città,[14] viene obbligata ad abbandonare la sua casa, viene costretta a lasciare il suo lavoro, viene messa in condizioni di non avere più niente (“per me è come se fosse passato da casa mia un uragano, che si è portato via la mia famiglia, la mia casa, e tutto ciò che avevo in una sera!” – queste le sue parole), tranne un mutuo da pagare per uno dei pochi beni, che potrebbero ancora consentire un risarcimento per il proprio Figlio e le bambine vittime del marito, perso il quale, non rimarrebbe più nulla a parte tanto dolore.

Di questo bene, prontamente sequestrato ma anche reso inutilizzabile, però, nessuno sembra interessarsi, e nonostante la mamma cerchi in tutti i modi di mantenerlo, nel tentativo di lasciare un risarcimento alle vittime del marito, compreso il suo Bambino, viene accanitamente ostacolata in tal senso, non ottenendo la possibilità di potere almeno porre in affitto l’appartamento.[15]

Per quale motivo, chi si professa curatore degli interessi delle vittime pare non preoccuparsi della possibilità di mantenere un bene che potrebbe garantirne dei risarcimenti?

Del motivo per il quale sia stato confermato il provvedimento di allontanamento, peraltro, non sembra essere chiara la natura: tale provvedimento, infatti, pare venga giustificato con il pericolo “allarmante” di reiterazione dei reati, da parte di un soggetto con “scarse capacità contenitive”, e dunque, “potenzialmente pericoloso” in situazioni particolari; ed evidenziando il pericolo di inquinamento delle prove, specificatamente di condizionamento del Bambino, confermato dal tentativo di aver cercato il recapito di una delle vittime,[16] come già indicato ed omesso agli atti, per comunicarlo agli inquirenti. Non sembra capirsi, però, così, a quale titolo tale provvedimento dovrebbe essere utile stante che, le indagini sono ormai concluse, il Bambino è stato allontanato, ed il marito si trova agli arresti; anche volendo ulteriormente supporre, oltre a quanto già abbondantemente ipotizzato, che la Mamma avesse un superpotere che renderebbe pedofilo chiunque le stia intorno, non pare chiaro per quale motivo, l’allontanamento in altra città, dovrebbe ridurre la pericolosità del “soggetto”, visto il tipo di reato.

In questa fase, il Bambino, è in lunga attesa delle decisioni dei giudici riguardo al proprio destino, e la Mamma, in attesa almeno dell’interessamento alle sue richieste, e dovrebbe esserci almeno il dubbio circa il ritorno con la Mamma del Bambino.

Per quale motivo, nonostante questo, nessuno pare preoccuparsi più della Mamma e del suo destino?

Per quale motivo, a nessuno sembra interessare come viva, che tipo di vita conduca, e come riesca a mantenersi, a seguito di quello che è successo?

Per quale motivo, nessuno sembra chiedersi se, e come, sia riuscita a cercare di mantenere la proprietà di uno dei beni che potrebbe consentire un risarcimento alle vittime?

Ma ancora, in che modo può un giudice deliberare sulla sua capacità di accudire il bambino, senza mai avere visto come Mamma e Figlio interagiscono?

Come potrebbero dei periti informati di violenze, tra l’altro supposizioni non provate e mai confermate dal Bambino, partendo da ipotesi e presupposti errati, giungere ad una conclusione corretta e concreta?[17]

E per quale motivo, nonostante i periti stessi, in quanto tali, non possano verosimilmente non sapere di non potere operare in queste condizioni, si producono comunque nell’espletamento delle consulenze?[18]

Tra istanze, ricorsi, denunce, trascorrono quasi quattro anni dall’inizio delle indagini, il cui esito è ormai irrevocabile: CONDANNATA!

Se volete conoscere la motivazione della condanna, potete trovarla in anteprima in un giornale di circa tre anni e mezzo fa; accuse apparentemente prive di fondamento e riscontro, fantasticherie, supposizioni, per di più collocate in un tempo impreciso ed ipotetico; qualsiasi cosa pare andare bene pur di raggiungere lo scopo di rendere inoffensiva ed eliminare la inopportuna Mamma ed appropriarsi del bambino! Non si contano, al riguardo, i casi di suicidio di condannati per reati di questo tipo, rivelatisi poi, ormai inutilmente, innocenti dopo lungo tempo; in questi casi, inoltre, l’eventuale suicidio dell’accusato si rivela ad esclusivo vantaggio di chi si adopera al fine di giungere a destinare in adozione il Bambino.

Diversi casi di scenari simili, in alcuni dei quali si è giunti a questo triste epilogo, pare risultare siano stati seguiti dallo stesso P.M. che si è interessato a questo caso.[19]


IL PROCEDIMENTO

La sentenza di I grado sostiene come sia “inverosimile che la mamma non sapesse”, in quanto si trovava “nelle vicinanze”, “in altra stanza”, “fuori da un camper”,[20] rispetto al verificarsi degli abusi, lasciando, pare, intendere che vi si trovasse sempre, “proprio nei momenti” in cui gli abusi avvenivano, ma sembrerebbe come a dimenticare, stranamente, che gli abusi venivano commessi anche in altri momenti, di sua totale assenza, senza dunque che la presenza della Mamma avesse alcun nesso con gli abusi, e, in apparenza, confermando assurdamente ed implicitamente, come la mamma non sia mai stata presente ai fatti! Tale sentenza pare, inoltre, fonte di un ulteriore susseguirsi di incomplete inesattezze nei confronti della Mamma.[21]

Nella sentenza di II grado si parla di “negazione consapevole”[22] della mamma riguardo ai fatti accaduti; sembra sorgere dunque spontaneo, al riguardo, il chiedersi come possa la “negazione più a sé stessa che agli altri” citata in sentenza, essere contemporaneamente “consapevole”

La stessa sentenza conclude, inoltre, parlando dell’”ipotizzarsi” di fatti, in realtà supposizioni, considerando che, la possibilità di ipotizzarli, rappresenterebbe ulteriore prova di colpevolezza!.22

Per la maggior parte, le accuse alla Mamma, si riferiscono alla presunta conoscenza delle tendenze pedofile del marito,[23] nonostante le varie testimonianze[24] e le intercettazioni,[25] come già indicato, sembrino però attestare e dimostrare il contrario, ed anzi, che il marito si preoccupasse insistentemente che i bambini non dicessero nulla alla Moglie e di interrompere sistematicamente gli abusi non appena sentiva la possibilità di un suo avvicinamento;[26] 22 il fatto che si presume che sapesse, inoltre, secondo l’accusa ne attesterebbe la complicità con esso prolungata nel tempo, questo, senza che si riesca in alcun modo, anche nel dubbio che possa essere vero, a capire da quale periodo ne dovrebbe essere a conoscenza; si parla di foto di bambine nude che il marito le avrebbe fatto vedere circa 15 anni prima, senza mai capire di che foto si trattasse, né quale potesse essere, almeno approssimativamente, l’età delle giovani che, a suo esclusivo dire, sarebbero state oggetto di tali foto; peraltro, non so quale eccitazione possa provocare in un pedofilo la foto di una bambina nuda, ma in una persona dalla sessualità normale, ed almeno su questo sulla mamma di Marcel non vi sono dubbi, altra emozione non credo si possa provare al di fuori della tenerezza, e non mi pare di avere mai sentito nessuno né insospettirsi, né tantomeno denunciare alcuno per avere visto delle foto che probabilmente potevano, altrettanto ipoteticamente, anche suscitare tenerezza; il marito, comunque, pare risulti avere parlato considerando foto di ragazze giovanissime, escludendo in seguito che si trattasse di bambine, precisando per di più di provare le stesse emozioni per la moglie, molto più giovane di lui;[27] la Mamma, a sua volta, ha sempre tassativamente escluso di avere visto il marito guardare foto di bambine nude.

E’ di obbligo precisare che, le accuse alla Mamma, pare si fondino proprio su tali equivoche dichiarazioni del marito, che non sembra sia mai più stato possibile rendere chiare.

Una simile approssimazione, non rischia di rendere ridicolo il lavoro difficile e di responsabilità, di persone che seriamente si adoperano nel seguire casi così delicati?

Si parla inoltre del fatto che, la Mamma, avrebbe “adeguato il proprio aspetto ai voleri del marito”;[28] non so cosa possa sembrare da una tale osservazione, ma, quello a cui si riferisce in concreto, è che la donna si depilasse l’inguine, come se farlo, abitudine di credo milioni di donne in tutto il mondo, fosse un reato! Ed ancora si considera, sempre relativamente a questo, la “disponibilità ad intervenire sul proprio corpo” come “altamente significativa” circa la conoscenza dell’orientamento pedofilo del marito.[29]

Ulteriore accusa è quella di attirare in trappola le vittime, sostenendo che avrebbe, in un caso, telefonato ad una delle mamme per invitarla in casa; la testimonianza della stessa, rivela invece che è la Mamma ad essere stata chiamata,[30].o precisamente ad avere richiamato dopo essere stata cercata; gli atti, al riguardo, riportano il contrario, dando l’impressione che la Mamma abbia chiamato di sua iniziativa, per invitare una bambina da concedere al marito;[31] in realtà, l’unico invito della Mamma, è stato proposto di persona e riferito ad un giorno in cui, il marito, non era presente.[32]

Si insiste inoltre nella indicazione di “amichette” e “vittime” che la Mamma avrebbe invitato,[33] lasciando, pare, intendere che fossero diverse, mentre, il sospetto, sembra risultare riferito ad una unica bambina ed all’unica occasione appena descritta.

Non si può non evidenziare, inoltre, che l’'audizione della bambina sia stata effettuata in modalità “non protetta”; e che gli esperti operatori si siano presentati muniti di due vecchi pelouches, ma non di una nuova telecamera, tanto che il tentativo di VDR falliva per “motivi tecnici”[34] non meglio specificati; veniva inoltre ritenuto “impossibile” procedere ad una “qualsivoglia forma di verbalizzazione” per non “inibire la piccola”;30 questo, nonostante risulti che la bambina avesse ormai raccontato quanto accaduto svariate volte, e, presumibilmente, quasi sempre su richiesta della mamma che, a tale proposito, magari in pesante ansia per il probabile disorientamento provocato dagli avvenimenti e dalle pressanti indagini, avrebbe anche, speriamo involontariamente, mentito.[35] Nonostante questo comportamento, che potrebbe avere fortemente influenzato i racconti, l’apporto della mamma della bambina viene definito “collaborazione assolutamente neutra tale da non influenzare la bambina”.[36]

Riguardo a tale racconto, dunque, non risulta alcuna testimonianza immediata, ad eccezione di un verbale di annotazione compilato solo successivamente ed a memoria; presumibilmente, dunque, fortemente soggetto ad una serie di anomalie dovute a vari fattori, tra i quali una comprensibile fortissima componente emozionale, dovuta alla particolare odiosità del tipo di reato.

Ancora una volta pare, però, evidenziarsi una approssimazione degli operatori inaccettabile, soprattutto in quanto riferita a casi estremamente delicati.

La Mamma, viene ancora accusata di maltrattamenti sui minori, anche riguardo alla somministrazione ad una bambina di una camomilla.

Particolare rilevanza viene destinata, dagli inquirenti, al già enunciato episodio della camomilla, bevuta la quale, la bambina interessata, si sarebbe addormentata di un sonno “quasi improvviso”[37], questo mentre era a letto e guardava un film, ed al risveglio si sarebbe accorta che il marito la stava accarezzando.

Tale episodio viene addirittura definito “inquietante” in quanto, la bambina, sarebbe “caduta in un sonno profondo per risvegliarsi oggetto di perverse attenzioni”;[38] ancora pare venga insinuato come, la camomilla, sia stata addirittura drogata, chissà perché poi, proprio dalla Mamma!

Non ripetendo quanto già affermato al riguardo, e comunque confermando gli abusi perpetrati dal marito della donna, è opportuno completare l’episodio con le seguenti considerazioni: come mai nelle accuse e negli atti ad insistere per l’assunzione della camomilla pare sia stata la Mamma,[39] mentre nell’interrogatorio la bambina precisa chiaramente come ad insistere fosse stato il marito?[40]

Come si può definire il sonno “profondo” se la bambina si è risvegliata “dopo pochi minuti” sentendosi toccare l’elastico della tuta?[41]

Cosa ci sarebbe di strano, preparando una camomilla al proprio figlio, e considerando il normale stato di imbarazzo o disagio nel quale può trovarsi un bambino, sia nel caso che sia escluso, sia nel caso che venga a sua volta invitato ad unirsi, nell’offrirne un po’ anche ad una amichetta che è lì con lui?

Ed ancora: premesso che la Mamma di Marcel non è un chimico, che sostanza potrebbe mai avere somministrato alla bambina per ottenere un effetto così blando a parte, appunto, la camomilla?

Quella che può sembrare una ricerca accanita di motivi per accusare in tutti i modi la mamma del bambino, non è proprio riuscita a produrre niente di più realistico?

Di cosa sarebbe stata accusata e condannata la Mamma, se avesse letto per esempio ai due bambini una fiaba? Forse di averli ipnotizzati?

Come già menzionato, questa bambina, ha subito due audizioni non protette, una delle quali senza neanche la presenza dei genitori; pare, inoltre, che sia stata inizialmente contattata solo per errore per un caso di omonimia con una delle altre vittime, e trattata, per diverso tempo, fino al chiarimento dell’equivoco grazie probabilmente alle insistenze della Mamma di Marcel, come la bambina sbagliata, con le conseguenze immaginabili.

La Mamma, viene inoltre accusata di non avere impedito gli eventi su bambine sulle quali avrebbe esercitato la patria potestà,[42] e di avere intrattenuto i genitori delle bambine; questo nonostante, negli avvenimenti citati, i genitori delle bambine si trovassero nei dintorni dei fatti come ed insieme alla Mamma, ed addirittura una mamma ed una delle bambine[43] precisino che, i genitori, entrassero a loro volta a controllare i piccoli,. interrompendo momentaneamente il protrarsi degli abusi, come confermano le testimonianze; dalla sentenza, la Mamma, pare anzi, invece, l’unica a preoccuparsi, ogni qualvolta poteva, a verificare in che attività fossero impegnati i bambini, interrompendo a sua volta talora, le iniziative del marito.

E’ da considerare ulteriormente come, le accuse, insistano sul fatto che i genitori si affidassero alla Mamma “senza entrare”,[44] nonostante esplicite testimonianze avverse!

Ulteriore aggravante alle accuse, pare venga considerato il fatto che, i coniugi, siano stai sposati e conviventi da lungo tempo, come se il protrarsi di un rapporto di coppia, seppur logoro, sia da considerarsi abitudine di cui sospettare!

Risulta, inoltre, di difficile comprensione come si possa sospettare che, tra due coniugi che oramai non dormivano neanche più insieme, si potesse instaurare una sorta di complicità.

La Mamma viene inoltre accusata di nascondere il figlio e di non portarlo in visita,[45] questo nonostante il Bambino trascorresse tutto il tempo possibile a scuola ed in palestra o piscina, fosse costantemente seguito da un medico logopedista, che precisava che la Mamma fosse ampiamente collaborativa,[46] e nonostante questa si fosse recata da uno psicologo, per chiedere un parere circa la necessità del Bambino di essere visitato, senza ovviamente in questo caso portare il Bambino, in quanto non necessario per la prima visita, e senza che ne fossero richieste visite future dal medico.

E’ ulteriormente opportuno precisare che, nessuno, ha mai notato o riscontrato nel Bambino comportamenti sessualizzati prima del suo ingresso in comunità; il Bambino, inoltre, ha sempre conseguito risultati scolastici “più che buoni”.[47].

Tali buoni risultati sono proseguiti anche successivamente all’allontanamento dalla famiglia, a seguito del quale, il Bambino, ha ovviamente patito chiari segni di sofferenza, mostrandosi fortemente nostalgico, chiedendo ripetutamente di volere tornare a casa, ed in modo particolare chiedendo della Mamma, disperandosi perché non riusciva più a ricordarne la faccia.[48]

In tale periodo pare che, alcune operatrici, abbiano notato nel Bambino comportamenti sessualizzati; risulta indispensabile, però, constatare ulteriormente come, comportamenti quali quelli segnalati, non siano mai stati riscontrati da alcuno prima dell’ingresso in comunità, né da educatori a qualsiasi titolo né da parenti, amici, conoscenti o genitori delle altre bambine, né, ancora, dalle stesse bambine con le quali avrebbe presumibilmente condiviso gli abusi.

Durante il procedimento, non si è mai avuto rispetto neanche per il fortissimo rapporto simbiotico Madre/Figlio, che si è venuto a creare come conseguenza di un parto fortemente traumatico  per il neonato, che, privo anche delle forze per piangere, riusciva a comunicare le sue necessità solo dandosi dei piccoli pugnetti sul petto, ed  ha avuto immediatamente urgenza di presenza costante e continua, che ha prontamente trovato nella sua Mamma, che si è completamente concentrata e dedicata su di lui, affiancandolo caparbiamente, amorevolmente ed ininterrottamente[49] sino al giorno in cui il bambino è stato sottratto alle sue cure.

E’ ulteriormente da segnalare come pare che, l’unica insegnante del Bambino di cui risulti verbale, pare sia anche l’unica con la quale la Mamma ha avuto contrasti, e non risulti invece alcun verbale delle altre maestre, nonostante espressamente citate.

In una delle relazioni sulla famiglia affidataria con i requisiti per l’adottabilità, sembrano venire considerate come positive, le dichiarazioni di una mamma adottiva che riscontra nell’adozione una realtà “più difficile è impegnativa”, e che sente “il bisogno di starmene da sola, di andare via”; tenendo presente che la donna è una maestra, viene da chiedersi cosa mai si aspettava da una realtà del genere.

Nella stessa relazione si riscontrano come nuove proposte di stimolo dei genitori affidatari esperienze che il Bambino seguiva regolarmente da tempo con la sua vera Mamma che le aveva, lei sì, proposte di sua iniziativa, anni prima, per agevolare il bambino nella relazionalità con i coetanei, ed in più affiancava, peraltro da sola,49 il Bambino in parte di queste, come confermato in precedenti relazioni evidentemente sconosciute a questi operatori.

Tale relazione, priva di data e firme, dimostra chiaramente la conoscenza e l’interessamento praticamente nulli, da parte degli  operatori dei servizi, in riferimento al passato del bambino, e parrebbe, un apparentemente inspiegabile orientamento morboso verso la famiglia adottiva; a fronte di ciò, quanto affermato in questa parte della relazione, è inequivocabilmente un falso![50]

Nell’esaminare i documenti, sembra riscontrarsi più volte la mancata corrispondenza tra le annotazioni o gli atti, e le testimonianze;[51] in un caso in particolare, sembra mancare intera pagina esplicativa.[52]

Addirittura, agli atti, due dichiarazioni apparentemente non coincidenti, vengono definite come “perfettamente collimanti”![53]

Possibile che personale così esperto sia anche così impreciso, e che tali imprecisioni debbano incidere anche sul destino di un Bambino e della sua Mamma?

Uno degli aspetti sicuramente più odiosi durante lo svolgimento dell’indagine, pare essere, con pochi dubbi, la strumentalizzazione del bambino, che sembra manifestarsi in uno dei più eclatanti casi quando il piccolo Marcel, rivolgendosi agli operatori, dice “anche se i miei genitori mi hanno fatto delle cose brutte, voglio tornare a casa!” e tale richiesta, che pare essere ovvia ripetizione di quanto il Bambino si sente probabilmente ripetere da mesi: “non puoi tornare a casa perché i tuoi genitori ti hanno fatto delle cose brutte!”, sembra esprimere chiaramente, e direi ovviamente, il comprensibile desiderio del Bambino di volere tornare a casa con i suoi genitori, nonostante quello che gli è stato detto e con cui verosimilmente non sarebbe d’accordo; secondo una interpretazione degli operatori, invece, parrebbe che, con tale richiesta, il Bambino inizierebbe a confermare di avere subito “cose brutte” dai suoi genitori, affermazione che sembra impossibile, in quanto, il Bambino, non può avere la più pallida idea di quali siano le “cose brutte” sulle quali continuano ad insistere gli operatori, e dunque non può in alcun modo riferirsi ad esse!

Le bambine, piccole testimoni, sembra vengano portate a parlare il più possibile degli abusi su Marcel, invitandole sostenendo che serve “per aiutarlo”;[54] non può sembrare strano, dunque, come il bambino risulti dalle dichiarazioni, non certo sue, essere il soggetto più abusato di tutti.

Tale tipo di approccio, non pare essere il più indicato in quanto, ovviamente, invitando le bambine a dire ciò che chi ascolta si aspetta, se ne influenza irrimediabilmente la testimonianza.

Da tali dichiarazioni risulta tra l’altro che il Bambino sarebbe stato abusato quasi sempre, anche da solo; tali osservazioni paiono però inspiegabili, considerando come, le stesse bambine, affermino che Marcel non ha Mai parlato con loro di queste cose![55]

Una delle bambine, inoltre, pare abbia conosciuto e frequentato Marcel in una unica occasione, per un unico weekend, ma, nonostante ciò, sembrerebbe risultare incomprensibilmente come custode di confidenze del Bambino; questa bambina risulta essere autrice di disegni e testi che testimonierebbero, appunto, confidenze di Marcel relative ad abusi da Lui subiti; disegni che risulterebbero assolutamente impossibili, alla luce di quanto riportato circa la scarsissima frequentazione, di appena due giorni, tra i due, che non si sono mai più incontrati, in forte contraddizione con le dichiarazioni precedenti, e dunque, possono essere considerati come dei clamorosi falsi (allegati 2 e 3).

Tali importanti incompatibilità, non sembrano essere state di interesse degli inquirenti.

E’ da notare ulteriormente come, le bambine, siano state interrogate insieme “perché in due vi ricordate meglio”;[56] con tali modalità, tra le stesse, si crea complicità e, soprattutto, risulta impossibile confrontarne il racconto, che, infatti, sembra apparire fortemente contraddittorio.

Come è possibile che, né investigatori, né inquirenti e giudici, esperti e in parte dedicati a questo tipo di reati, pare non abbiano considerato quella che sembra una gravissima anomalia, che incide pesantemente nei confronti del Bambino?

La sentenze riferiscono inoltre a parti di audizioni non protette, non presentando invece parti di audizioni protette riferite agli stessi eventi con risultati diversi.[57]

Osservazioni della Mamma, rilasciate in stato di evidente confusione, ed in un momento in cui ancora non era a conoscenza dei gravi abusi perpetrati dal marito, pare vengano riportate come assurde o gravissime, e come “mancata volontà di percepire la gravità dei fatti”;[58] questo nonostante, la Stessa, non fosse ancora stata informata degli abusi perpetrati dal marito, probabilmente anche sul loro Figlio, e nonostante, per quanto indubbiamente inopportune, appaiano comunque, anche se tristemente, rispondenti alla realtà.

La Mamma, inoltre, non è mai stata interrogata sui fatti a Lei addebitati.

Non si può non comprendere come, le accuse a Lei rivolte, possano manifestarsi sin dall’inizio, nei confronti della Mamma, come una trappola infernale senza via di uscita, in quanto, sia in accordo che in disaccordo con le accuse a Lei rivolte, la Mamma si troverebbe, assurdamente, comunque colpevole! Per “non nascondere a sé stessa” dovrebbe infatti ammettere di sapere, trovandosi così colpevole; continuando a piangere la sua innocenza si affossa sempre più nell’accusa di “nascondere a sé stessa”! ritrovandosi sempre più accusata di colpevolezza!

Una accusa del genere, ha un senso?


CONSEGUENZE E CONSIDERAZIONI

Al momento attuale, la Lilly, si trova in stato di arresto, costretta a subire tutto il disagio, il degrado, e le ulteriori umiliazioni, del suo stato di detenuta.

Si tiene a precisare di non avere nulla contro il lavoro svolto, sia dal tribunale di sorveglianza che dal personale di polizia penitenziaria che, correttamente, si riferiscono ai loro compiti ed alle informazioni in loro possesso.

Il Bambino, passato attraverso un istituto, successivamente in una casa famiglia, unico senza i genitori, e ancora presso una prima famiglia affidataria, che pare avesse altri due bambini in affidamento e potesse essere, dunque, tanto una famiglia benestante e particolarmente generosa, quanto una “azienda finalizzata all’affidamento”, si trova attualmente presso una seconda famiglia affidataria, con i requisiti per la pratica di adozione; attualmente è in procedimento di conferma di adattabilità, in quanto dichiarato in stato di abbandono nonostante, oltre alla Mamma, cinque famiglie tra i parenti della Donna ne hanno richiesto l’affidamento; tali richieste non sono mai state neanche vagliate.

Si precisa come, una ulteriore richiesta di altro parente, sia stata respinta in quanto non accoglibile per inadeguatezza del grado di parentela.

Durante questo lungo percorso, il Bambino, non è mai stato sentito ufficialmente in relazione agli accadimenti, ed il suo parere non è mai stato considerato! Unico, tra i soggetti ritenuti abusati, a non essere mai stato sentito direttamente sui fatti, anche se specificatamente dichiarato soggetto competente a rendere testimonianza,[59] unico, al quale non siano mai state rivolte domande dirette, ed unico, sul quale possono sussistere tuttora dubbi circa gli abusi in famiglia; eppure, anche unico al quale siano state applicate misure così devastanti.

Di 5 incontri del minore con i periti, solo uno risulterebbe correttamente videoregistrato.[60]

A titolo doveroso, si precisa che il Bambino non presenta segni riscontrabili di abuso, come, del resto, neanche altre bambine coinvolte;[61] tali osservazioni non sono però da considerare significative in quanto le violenze nei loro confronti, per fortuna ma magra consolazione in quanto comunque episodi gravissimi, si sarebbero limitate a toccamenti.

E’ ulteriormente doveroso considerare come, ormai, dopo quasi quattro anni dagli eventi e chissà quali messaggi ricevuti, essendo stato considerato a priori come soggetto abusato, una testimonianza del Bambino non potrebbe che realizzarsi come fortemente compromessa.

Una ulteriore annotazione, in particolare per l’ispettrice, la dottoressa, la maestra, l’uomo e le persone non identificate presenti all’audizione citata (ma quante persone c’erano intorno al povero piccolo Marcel?) e non in ultimo al P.M., anch’esso presente, come anche a tutti coloro che a diverso titolo hanno partecipato alle indagini, distinguendosi per il loro impegno nell’accanimento nel cercare di estrarre prove di abuso dal bambino: Marcel non sembra disegnare “labirinti”, vi ha dichiarato lui stesso, in una delle pagine probabilmente sparite nella annotazione,[62] che lui “non sa ancora queste cose”,[63] aveva 7 anni, non sapeva cosa fossero i labirinti, niente di tortuoso nella sua mente, il bambino solitamente inventava e disegnava delle piste, piste per macchinine, o le scene dei suoi videogiochi; se “partenza” ed “arrivo” non erano per voi indizi sufficienti, sarebbe bastato chiederlo a chi sicuramente poteva saperlo, alla sua Mamma.

A tale proposito, è opportuno segnalare come, dalla annotazione citata, pare mancare la pg. 6, nella quale il Bambino parla della “cosa più brutta che gli sia capitata”, ridicolizzando tutta l’intervista con grande delusione degli intervistatori, e specificando di “non avere cose brutte senza lieto fine”; nella CTU del 12.apr.2008, relativamente a tale audizione, si insiste nel considerare esplicito il disegno di una specie di labirinto nel quale si muove un “piccolo mostro” giudicato impossibilitato a trovare via di salvezza; non vengono indicate le dichiarazioni ovvie del Bambino in merito (“Boh!” – “ma, ma io non le so ancora queste cose..”), né che il “piccolo mostro”, appellativo dispregiativo, è in realtà carino e lietamente sorridente; il personaggio, viene inoltre giudicato “impossibilitato a trovare vie di salvezza”, sulla base di un giudizio soggettivo e probabilmente condizionato del perito che, in realtà, non può avere la più pallida idea del contesto nel quale il personaggio sorridente è stato inserito dal Bambino; lo stato di condizionamento del perito appare SCONCERTANTE... (allegato 1).

Da pg. 30 alla fine il Bambino si dichiara, e pare mostrarsi, estremamente stufo dell’ennesima intervista, sotto la continue, monotone, insistenze del perito.

Il carinissimo personaggio è stato scelto come simbolo delle iniziative a favore di Marcel.

L’incidente probatorio del Bambino, è stato rifiutato per non turbarlo ulteriormente.. tale osservazione pare però di difficile considerazione, viste le “torture” a cui è stato sottoposto, peccato anche che, in tale modo, sembra gli sia anche stata negata l’occasione di esprimere il Suo parere.

I partecipanti alle indagini pare siano stati, in buona parte, promossi al fianco del P.M., tutti insieme con forte motivazione nella protezione delle “fasce deboli”.

Vi sentite un po’ più sicuri ora che avete appreso questa notizia, e che sapete che questi esperti eroi, sembra con grande potere a loro disposizione e pare anche infinita impunità, vegliano su di noi e sui nostri bambini?

Persone che sembrano considerarsi esperte in casi così delicati, possono commettere errori e commetterne di così grossolani?

Se possono commetterne, chi paga per i loro errori?

Se, come pare loro stessi intendano, non possono commetterne, cosa sono?

Credo che, forse, possa essere comprensibile un simile accanimento nella lotta contro la pedofilia, ma una Mamma che non è neanche minimamente accusata di avere molestato alcuno, ed un Bambino che non ha mai avuto la possibilità di difendersi, cosa c’entrano?

In ogni caso, al di là della tipologia delle accuse, pare risulti che il Tribunale dei Minori, con la cooperazione dei Servizi Sociali, abbiano il potere, su base di perizie soggettive, riferite a dati non obiettivamente riscontrabili, di giudicare chiunque soggetto “genitorialmente incapace”, e strappare dalle cure familiari i bambini, dichiarandone uno “stato di abbandono”  più fantasioso che concreto.

In pratica, il più temuto e spietato dei banditi può essere considerato un genitore perfetto, ed il più amorevole, corretto, ed onesto, dei genitori un soggetto assolutamente inadatto al compito di educatore dei propri figli, questo, senza che sembri necessario spiegare come avrebbe fatto, un genitore inadatto, a prendersi correttamente cura dei propri figli sino al realizzarsi del “sequestro di stato”, né perché, da quel momento in poi, non dovrebbe più essere in grado di occuparsene.

Il tutto, inoltre, pare spendendo spesso per la “detenzione” dei bambini, somme superiori ad ogni ragionevole necessità e, nel caso di famiglie considerate presumibilmente indigenti, importi mensili di circa dieci volte superiori a quelli che potrebbero essere sufficienti ad aiutare le singole famiglie in difficoltà.

Ulteriormente da considerare tutto il “mondo economico”, apparentemente lecito ma di moralità sospetta, come anche potenzialmente illecito, che ruota intorno a simili procedure che, in alcuni casi, sembrano avere provocato addirittura episodi di psicosi collettiva.

Si ricordano a titolo esemplificativo il caso Covezzi, dal quale sono scaturiti ben 4 ulteriori processi e probabile causa di morte di crepacuore per Don Giorgio Govone, ormai inutilmente innocente; il caso del medico milanese Marchesani e di una intera famiglia biellese, morti suicidi per la non avere resistito alle accuse; l’ormai tristemente noto caso Lucanto, prova evidente e clamorosa del disinteresse generale delle nostre Istituzioni in merito; il caso Viola, tassista milanese miracolosamente salvato dal P.M. Siciliano; i casi degli asili Abba, Sorelli, Carboni, San Filippo Neri (con assurda diffusione da psicosi del “contagio” tramite spostamenti di maestre ed alunni), ancora dell’asilo di Mombercelli, dove tra i genitori si scatenano ossessive indagini domestiche dagli effetti devastanti; ed ancora il più recente caso Basiglio, conclusosi con famiglie distrutte e l’assoluzione di preside, assistente sociale e psicologo, colpevoli di avere nascosto la verità ma stranamente assolti in quanto autori di “errori” non considerabili reato, presumibilmente premiati, per la loro collaborazione con l’accusa, dallo stesso P.M. che duramente non perdona, impunito, i presunti abusatori innocenti.

Ed, ulteriormente, una serie incalcolabile di casi non riferiti ad abusi, ma, normalmente, ad una presunta quanto spesso ingiustificata inadeguatezza dell’ambito familiare, che, anche volendola considerare scorrettamente realistica, per motivi incomprensibili viene risolta accanendosi nella disgregazione dell’ambito familiare invece che dedicandosi ad affiancarlo; tra questi casi, che raramente risaltano agli onori delle cronache, si evidenzia prepotentemente quello della famiglia Camparini, la cui bambina di soli 5 anni, strappata ai genitori con accuse rivelatesi infondate, è da anni in ostaggio della nostra Giustizia.


ERRORI..

“Errori” gravissimi che vanno, inoltre, a discapito di chi, coscienziosamente, si occupa di casi simili con serietà e correttezza.

Ma la condanna senza prove di un imputato innocente, passata da ben tre gradi di giudizio, e nove giudici, può essere considerata solo un errore?

Il presidente della udienza in Corte di Cassazione del caso trattato, pare dormisse in aula, russando, durante l’udienza; ad ulteriore testimonianza, per i presenti, della serietà con cui la nostra giustizia considererebbe casi così delicati, ed ulteriore umiliazione di chi ne rimane vittima.

A qualcuno dei primi osservatori, questo è sembrato un documento “duro”; questo documento, rappresenta semplicemente un susseguirsi di eventi, ricavati da un diario tenuto dalla Mamma, da parti di atti relativi al procedimento, note di richiamo agli atti, e riferimenti relativi al caso od a procedimenti similari; sono gli eventi ed i procedimenti ad essere duri!

Relativamente al caso affrontato, tale susseguirsi di eventi, tra l’altro, è “perfettamente collimante” ad una già ben tristemente nota e discussa procedura, e questa procedura ha addirittura una definizione: PROTOCOLLO FORNO!


..O DOLO?

Un errore deve essere un fatto casuale, accidentale, che coinvolge in situazioni diverse con soggetti diversi, rispondendo perfettamente alla “curva di Gauss”.

Ma se questo errore viene ripetuto continuamente, sempre dagli stessi soggetti, e con ancor maggiore frequenza da alcuni in particolare, se chi lo commette ammette candidamente di perseguire la condanna degli innocenti “nel dubbio” senza che nessuno insorga, se accade utilizzando uno staff di soggetti sempre uguale e che per i più ne ottengono vantaggi in carriera e prestigio, se i soggetti periti si producono in relazioni prive di alcun senso patrimonio dei normodotati e svolgono il loro ruolo arbitrariamente, se è già accertata la sua ripetizione e denuncia, se chi lo commette pare sia già almeno moralmente responsabile di una strana serie di suicidi di uomini innocenti e di avere rovinato vite ad adulti e bambini senza rimorso alcuno, se si sospetta ne ottenga il lucro insieme alle strutture che di questo si occupano, se si erge a paladino contro gli abusi sulla infanzia ma non si preoccupa di quelli che vengono commessi per perseguire il proprio nobile scopo, se questi abusi, benché dolosi, se perpetrati dagli eletti e da chi collabora ai soprusi “non hanno rilevanza penale” (caso Basiglio 14/07/2011), se, quando chiunque ne entra in contatto non ne ha la paura ma il disprezzo ed il terrore, se, quando denuncianti che sospettano che qualcosa non va, vengono minacciati di ritorsioni al primo accenno di rinuncia, ed assistenti sociali non compiacenti rimossi dai propri incarichi, e soprattutto se non impara dai propri errori, insistendo accanitamente negli stessi, allora non più di errore si tratta ma di DOLO.

Così come non può essere considerato in altro modo che complicità, il disinteresse delle nostre istituzioni in merito.

IO NON VOGLIO ESSERE COMPLICE!!!

"Dopo aver eliminato l'impossibile, ciò che resta, per improbabile che sia, deve essere la verità" (S. Holmes).

“Signor Giudice, tre magistrati vorrebbero oggi diventare procuratore della Repubblica. Uno è intelligentissimo, il secondo gode dell’appoggio di partiti di governo, il terzo è un cretino, ma proprio lui otterrà il posto. Questa è la mafia..” (F. Coppola - interrogatorio - 1980).

"Follow the money" (G. Falcone).

"Si può fare!" (Dr. Frankenstein).

 

FREE MARCEL!!!

E la sua Mamma!



ANNOTAZIONI

[1] Annotazione isp. Miano 23.gen.2008.

[2] Annotazione vice isp. Lolli 03.gen.2008 / intercettazione 28.dic.2007.

[3] Sentenza II grado pg 21 “Nulla provano al contrario le intercettazioni..”.

[4] Annotazione Isp. Miano 23.gen.2008 – diverse imprecisioni.

[5] Interrogatorio (dichiarazioni spontanee) Pasqualino L. 26.mag.2008 (limitato – minimamente considerato).

[6] Verbali S.I. 17/19.mar.2008.

[7] Audizione Chiarenza M. 10.nov.2008 pg. 13 (audizione protetta).

[8] Audizione Chiarenza M. 10.nov.2008 pg. 06 (audizione protetta).

[9] Audizione Chiarenza M. 10.nov.2008 pg. 16 (audizione protetta).

[10] Auduzione Chiarenza M. 10.nov.2008 pg. 11 (audizione protetta).

[11] Vedi “Lilly fiume Orco” cod. 2471 dvd 08 S.A.I.

[12] S.I. Di Masi V. 17.Mar.2008 e Oneto C. 19.mar.2008.

[13] Ordinanza Tribunale del riesame 03.giu.2008.

[14] Ordinanza Tribunale del Riesame 03.giu.2008.

[15] Ordinanza C.A. del 17.mar.2010.

[16] Ordinanza Tribunale del Riesame 03.giu.2008 pg. 4.

[17] Si rimanda ad es. pag. 13 ed allegati 2 e 3.

[18] Durante la sentenza di Appello del TDM del 25 Ottobre 2011, pare sia risultato in aula come una dei consulenti abbia dovuto doverosamente ammettere in aula di “avere detto a chi lo aveva proposto di NON ESSERE ALL’ALTEZZA del compito assegnato”; un ulteriore consulente, colto in errore durante la deposizione, pare abbia ammesso come non fosse sua abitudine VERBALIZZARE le sedute in quanto “nessun avvocato gli aveva mai chiesto verbali”.

[19] Si ricordano i casi: Covezzi (suicidio della mamma e morte di Don Giorgio Govone), Lucanto, Viola; il caso basiglio; il suicidio di un medico milanese, ed ancora di una intera famiglia biellese autosterminata nel 1996 per non essere riusciti a resistere alle infamanti accuse.

[20] Sentenza I grado pg. 49.

[21] Sentenza I grado pg. 46 (precisazione – non riguarda quanto affermato).

   Sentenza I grado pg. 51 (invitato Foti / intrattenuto madre – ha chiamato Foti/ la madre andava a vedere – S.I. Foti O. 02.ott.2007).

[22] sentenza di II grado pg. 21

 

[23] Sentenza II grado pg. 14 (“Circa la responsabilità della Pasqualino..).

[24] Es.: Dichiarazioni Capra M. / Venuti G. 29.gen.2008 pg 19 / 38  / 41 / 49 / 50 / 51 / 52 (audizione protetta).

   Es.: Audizione Chiarenza M. 10.nov.2008 pg 03 / 04 / 05 / 06 / 09 / 13 / 16 (audizione protetta).

[25] Es. Annotazioni Lolli A. 03.gen.2008 – intercettazione ambientale pari data.

[26] Sentenza I grado pg 18. (vedi anche ad es. audizione Capra M. / Venuti G. 29.gen.2008).

 

[27] Spontanee dichiarazioni 22.01.2008 (Primo incontro).

[28] Sentenza II grado pg. 14 (“Il fatto che la donna abbia adeguato il suo aspetto rende evidente..”).

[29] Sentenza I grado pg. 50.

[30] S.I. Foti 02.ott.2007.

[31] Intervento ai sensi art. 403 c.c. 22.gen.2008.

[32] S.I. Foti 02.ott.2007.

[33] Sentenza I grado pag 51; sentenza II grado pg. 14.

[34] S.I. Paoloni A. 06.ott.2007 (non protetta / non verbalizzata).

 

[35] S.I. Subba A. 10.ott.2007.

[36] Annotazioni Miano M.- Lolli A. 06.ott.2007.

[37] Sentenza I grado pg. 50.

[38] Sentenza II grado pg. 15.

[39] Sentenza I grado pg. 39.

[40] Audizione Chiarenza M. 10.nov.2008 pg. 6 (audizione protetta).

[41] Audizione Chiarenza M. 10.nov.2008 pg. 11 (audizione protetta).

[42] Sentenza I grado pg. 51, sentenza II grado pg. 20.

[43] Audizione Venuti G. 31.gen.2008 (non protetta).

[44] Sentenza II grado pg. 20.

[45] Sentenza I grado pg. 12.

[46] Annotazioni Lolli 05.gen.2008 / Relazione logopedia 17.dic.2007.

[47] Valutazione finale 08.giu.2007.

[48] Relazioni CISSA apr / lug 2008.

[49] Relazione SS 25.lug.2008 pg. 2 / 3.

 

[50] Relazione CISSA 17.nov.2009 (Equipe adozioni – no data – no firma).

[51] Es. Sentenza II grado pg. 13 perquisizione / dichiarazioni Pasqualino – cambiano nelle annotazioni (viene omesso che non sa ancora cosa ha

   commesso il marito); Telefonata Foti – cambia da testimonianze ad atti.

[52] es. Annotazioni Lolli 06.nov.2007 / intercettazioni stessa data.

[53] Sentenza I grado 05.giu.2008 pg. 12.

[54] Audizione Capra M. / Venuti G. 29.gen.2008 pg. 31 (audizione protetta).

[55] Audizione Capra M. / Venuti G. 29.gen.2008 pg. 20 (audizione protetta).

[56] Audizione Capra M. / Venuti G. 29.gen.2008 pg. 11 (audizione protetta).

[57] Sentenza I grado 05.giu.2009 pg. 39.

[58] Sentenza II grado pg. 21.

[59] CTU De Rosa – esito.

[60] CTU De Rosa 12.apr.2008 pg. 5.

[61] Consulenza Tecnica Asl To2 18.feb.2008

[62] Annotazione Lolli 06.nov.2007 – diverse imprecisioni con l’audizione, fortemente tendenziosa, insiste sulle “cose brutte” confondendole con i giochi, viene omesso che il Bambino specifica chiaramente di non ricordare “perché è passato troppo tempo”; .

[63] Audizione Melis M. 06.nov.2007 pg. 20.


Allegato 1





Allegato 2


Allegato 3

Disegni_VenutiG-2web


NOTE SUI DISEGNI :

Nei procedimenti di Sottrazione, dovendo il tribunale emettere una Dichiarazione di Adottabilità che ha come presupposto l’Abbandono del Minore, è prassi che venga sostenuto in qualche modo che il minore ammetta maltrattamenti di qualche tipo o che non chieda dei Genitori..

Se ci sono stati veramente dei maltrattamenti, l’allontanamento è lecito ma quando non ci sono stati come si fa a far credere il contrario? In più i minori chiedono sempre dei Genitori!

Quando non ci sono stati, semplicemente SI CREANO, o facendoli ammettere al minore con la promessa di fargli rivedere i suoi Genitori creando documenti come quelli allegati!

La Sottrazione di Marcel è avvenuta il 28 Gennaio 2008, di notte, i disegni sono del 31 Gennaio mattina.. il Bambino era stato sottratto da un ciclo di 1 giorno ed i Bambini non si sono mai più incontrati..

Quando è che Marcel avrebbe detto quelle cose alla Bambina che ha realizzato i disegni?

I disegni sono IMPOSSIBILI, è  indiscutibilmente una montatura pazzesca!

Una Bambina che dice che il Bambino ha detto..  procedimento TIPICO per FORZARE la procedura.

Tra l'altro, come potrebbe un Bambino di 7 anni, ricredersi in tutte le cose che gli vengono addebitate in appena un giorno, nel quale tra l’altro sta soffrendo per l’allontanamento dai Genitori?

L’interrogatorio della Bambina è effettuato in modalità NON PROTETTA!

Inventano e producono documenti, e  NON VOGLIONO TESTIMONI.

La Bambina dalla quale si rilava l'unica accusa è stata interrogata 3 volte, tutte non protette, come si rileva dall'incidente probatorio, ci sono solo 2 verbali!

Le situazioni riportate si sono verificate, ma nei confronti delle Bambine e loro stesse ne fanno racconto,  successivamente devono essere state riportate su quei disegni, come se lo avesse detto Marcel per sè..

Questo è un messaggio scritto dal bambino:

Il Bambino ha sempre ripetuto che SE AVESSE SAPUTO DOVE LO AVREBBERO PORTATO I POLIZIOTTI NON CI SAREBBE MAI ANDATO, altro che grazie!

Riguardo al creare i presupposti per considerare che il Bambino non chieda dei Genitori è semplice: è infatti sufficiente ALLONTANARLO SUBITO e NON FARLI PIU' INCONTRARE! Chi può dimostrare, poi, se le frasi riportate sono vere o in che contesto e modalità sono state riportate? Come potrebbe, altrimenti, un perito sostenere che il Bambino NON CHIEDE dei genitori finchè continua a scrivere massaggi per loro? La Banda degli Ispettori! Falsari in Divisa!

Nei casi di Sottrazione, i rapporti del Genitore con il Minore DEVONO essere interrotti!
Come potrebbe, altrimenti, un perito, sostenere che un Minore NON CHIEDE del Genitore, finchè continua a scrivere cose del genere?










IL PARERE DI MARCEL

"Il mio giorno fortunato sarà quando rivedrò mia Madre!"
"Rivoglio i miei giochi!"
"E' troppo tempo che manco da casa, avranno già un altro Bambino!"

- Ha un senso fare soffrire così un Bambino?
- Possibile che un Bambino di 7 anni debba spiegare ad un Giudice che manca da casa da troppo tempo?

Nella comunità:

"Mi chiudevano sempre in ufficio perchè non volevo mangiare"
"Mi puniscono mandadomi in camera da letto e non posso giocare"
"I bambini grandi mi prendono in giro e gli operatori non mi difendono"

- Questo sarebbe un ambiente nel quale il Bambino è "protetto"?
- Simili comportamenti in casa vengono strumentalizzati come "maltrattamenti" e giustificati pe allontanare i Bambini dai Genitori.. questi operatori sono "genitorialmente capaci"?
- Che titolo di studio hanno degli educatori che non sanno come si scrive "computer"?

Scrive in una lettera alla Mamma:
"Mi vuoi ancora bene? Ti ringrazio per quello che mi hai dato."

- Suscitare in un Bambino il dubbio che la sua Mamma possa non volergli bene è un aiuto per il Minore?

"In alcune occasioni, soprattutto in momenti di sofferenza, ha chiesto di volere rivedere in particolare la Mamma!"
"Mia Mamma mi manca tanto!"
"Sono DISPERATO perchè NON RICORDO PIU' LA FACCIA DELLA MIA MAMMA!

 

- Ma nelle Relazioni, non c'è scritto che non chiede della Mamma?
- E perchè continuano a farlo soffrire?
- E perchè continuano a farlo DISPERARE?

"Forse il Giudice è troppo impegnato, perchè ORMAI, IO SONO QUI DA TROPPO TEMPO!"
"Ho fatto male a fidarmi di quella signorina (l'Ispettrice..) che dopo la scuola mi ha proposto di andare al bar.."
"..dopo sono venuti a prendermi (i Poliziotti..).."
"..poverina mia Mamma che è venuta a prendermi e non ha trovato nessuno!"

- Possibile che un Bambino di 7 anni debba spiegare ad un Giudice che la Giustizia è troppo lenta per lui?
- Ma un ispettore è una persona che si approfitta di un Bambino?
- Il lavoro di un agente è portare via un Bambino e lasciarlo senza la sua Mamma?
- E' giusto fare disperare un Bambino in questo modo?..
- ..oppure è VERGOGNOSO?

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I documenti:

"Il mio giorno fortunato.."




"Mi vuoi ancora bene?"





"Mia Mamma mi manca tanto"





"Sono disperato.."





"Ho fatto male a fidarmi.."











Lettera ai genitori affidatari

E’ difficile..
Non so in che modo cominciare e rivolgermi a voi, ma vorrei chiamarvi “Carissimi”, come vi ha chiamato il mio bambino Marcel il giorno in cui siete andati a riprenderlo nello studio della psicologa che lo esaminava, torturandolo ancora una volta, ancora una volta senza preoccuparsi di documentare per non lasciare traccia delle proprie torture.
Lo so perché ho avuto modo di leggerlo sulla relazione, oscena, per non dire altro, da lei prodotta..
Quindi inizierò così.

Carissimi,

vi scrivo perché voglio parlarvi del mio bambino Marcel, che ora ha 11 anni, del quale avete deciso di occuparvi con amore della sua crescita, si, perché io voglio credere che sarà amato, educato, ed aiutato a superare il trauma che gli è stato creato strappandogli via la sua mamma,  e portandolo via da tutti i suoi affetti e abitudini, in modo da potere crescere sano, forte e sicuro.. prego ogni giorno perché questo avvenga.
Marcel è un bambino molto intelligente e sveglio, sensibile, gentile e socievole, introverso con chi non conosce, gli piace molto leggere, la sera, prima di addormentarsi leggevamo sempre insieme una storia di Geronimo Stilton e ridevamo tantissimo insieme, era un bambino molto allegro, dalla risata facile.. quando vedeva i cartoni animati da solo sentivo forte le sue risate dalla cucina mentre preparavo da mangiare.. mi manca tanto.
Ora io non so se ride ancora allo stesso modo, ma in cuor mio so che non è così, perché non rido più neanche io come allora, senza di lui.
Nei suoi primi 7 anni in cui siamo stati insieme nella sua crescita, io gli ho fatto solo da mamma, amandolo, educandolo ed accudendolo in tutte le sue necessità, quando è nato era tanto debole da non riuscire a piangere, riusciva a comunicare i suoi bisogni solo dandosi dei piccoli pugnetti sul petto ed ha trovato una mamma costantemente ed ostinatamente presente ed attenta ai suoi bisogni..
Marcel ha solo questo ricordo della sua mamma.
Vi è stato detto che è stato abusato dal papà, io non lo so, perché non ho mai visto nessun abuso su mio figlio, anche perché non lo avrei certo permesso, e dal primo giorno in cui ci hanno separati non ho mai più avuto alcun modo di vederlo, sono certa però che se fosse successo, il migliore aiuto per lui sarebbe stata la protezione della sua mamma.
Marcel non ha mai ammesso abusi in nessuno degli interrogatori ai quali è stato duramente sottoposto, e nonostante i miei sforzi, non gli è mai stata concessa la possibilità di potere esprimere il suo vissuto in un ambiente protetto e di fronte a testimoni che potessero ascoltarlo.
Ciò che io vi chiedo è di non fare finta che io non esista per Marcel, perché così facndo gli procurereste solo ancore dell’inutile dolore.
Io non so cosa gli sia stato detto in questi anni, so che all’inizio pensava che io mi fossi ammalata, poi ha creduto che lo avessi abbandonato chiedendosi se non avessi preso un altro bambino al suo posto.
Dopo ancora, dopo più di 2 anni che non mi vedeva più a cominciato a disperarsi perché non ricordava più il mio viso, la faccia della sua mamma.
Finché un giorno dopo più di 3 anni, preso dalla disperazione ha chiesto di essere portato nella sua casa anche se i suoi genitori gli facevano cose brutte.. io non so come si possa provocare tanto dolore ad un bambino così piccolo, e mai avrei potuto pensare che potesse accadere al mio bambino.. e non cosa potrete pensarne voi, ma di quale origine avessero queste cose brutte non gli è mai stato chiesto, e credo sarebbe stato chiaro a chiunque che il mio povero Marcel, dopo più di 3 anni senza la sua mamma, avrebbe detto qualsiasi cosa pur di tornare a casa e mi pare solo che le cose brutte siano la scusa che gli è stata ripetuta per anni per giustificargli il suo rapimento.
Quella frase, invece, è l’unica che è stata presa alla lettera, che è stata usata contro di lui per dire che vedete, avevano ragione a volerlo portare via, perché dice anche lui che gli facevano cose brutte.. senza considerare minimamente né rispettare il malessere del mio piccolo bambino, che stava soffrendo e voleva tornare nella sua casa, tra i suoi affetti.
Dopo il mio bambino ha capito che nessuno gli avrebbe dato più ascolto né le risposte che cercava, ha capito che nessuno più gli avrebbe riportato la sua mamma e che non la avrebbe più rivista, ed ha smesso di chiedere di me, almeno così mi hanno detto, chiudendosi nel suo dolore così come ho fatto io, per la mancanza di ascolto e di aiuto.

Il migliore aiuto che credo possiate dare a Marcel, è spiegargli cha le sua mamma non lo ha mai abbandonato, di essere amato e di non essere stato dimenticato, di promettergli che lo aiuterete a realizzare, quando sarà possibile, quello che lui ha definito come il suo giorno fortunato, quello in cui rivedrà la sua mamma!
Questo lo aiuterà a sopportare il dolore ed amarvi di più, non vi costringerà a mentire e lo aiuterà avere fiducia ed a potere contare su di voi, a crescere sereno e non arrabbiato contro tutto e tutti.
Se non cancellerete la sua mamma dalla sua vita, potrà averne solo beneficio, potrà solo apprezzare quanto lo amiate e lo rispettiate, sono certa che lo farete..

Grazie per amare, curare ed accudire il mio bambino ogni giorno.
Un caro saluto dalla mamma di Marcel.

Ciao Marcel, un grosso bacio ed un lungo, lunghissimo abbraccio dalla tua mamma Lilly

13 Giugno 2012

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La Favola di Marcel


scritta e raccontata dalla sua Mamma per farlo addormentare…

BUONANOTTE PICCOLO MIO….

C'era una volta nel cielo immenso, nel blu più profondo una enorme palla che vagava da sola si chiamava Terra , poverina si sentiva sola e al buio.

Finché un giorno incontrò un'altra palla più piccola che stranamente emanava un forte calore e tanta luce e gli chiese chi fosse: “ SONO IL SOLE” -rispose, e si sentì meno sola.

Un giorno tra lei e il Sole si intromise un'altra palla più piccola e di colpo la Terra rivide il buio, un buio completo.

Arrabbiatissima gli chiese ma tu chi sei? Lei rispose: "sono la Luna".

La Terra dopo tre notti di buio completo gli disse di spostarsi immediatamente; la Luna era dispiaciuta e guardò il Sole per chiedere aiuto. il Sole si accorse di lei, la guardò e se ne innamorò; nacquero tante piccole stelle che illuminarono le notti buie della Terra,
Mamma Luna ancora oggi ci illumina quando con il Sole decide di fare altre stelle.

Ogni volta che guardo la luna piena penso che la stai guardando anche tu Marcel, e mi pensi anche tu, e nel guardarla pensi che la Luna è la tua Mamma in quel momento…..un bacio tesoro.
(Mamma di Marcel)




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